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Il Mercato dei Folletti
Edizione SE - 1985
Christina Rossetti, traduzione e cura di Marta Fabiani

Marta Fabiani, copertina del libro Le Nanerane.

...
Risero i folletti
vedendola scrutare:
vennero saltellando
in corsa, in volo, a grappoli,
ansimando e sbuffando,
tra frizzi, risa e lazzi,
chicchirichì, glo-glo,
chi scontroso e chi no,
chi schivo e chi gradasso,
gatto, topo e scoiattolo,
chiocciola e pappagallo,
una fretta e una furia,
un parapiglia,
uno starnazzo d'oche,
un gorgeggiar di uccelli,
un guizzar di pesci. -
La baciano e la stringono,
la abbracciano, la toccano,
le portano alla bocca
piatti, vassoi e ceste:
"Guarda le nostre mele
ruggine e renette:
mordi le nostre fragole,
prendi al volo le nespole,
datteri e cedri, grappoli,
pere e rubizze, pesche,
susine a piene mani;
coglile, succhiale, avanti,
bei fichi, mele grane."

"Brava gente," Lizzie dice,
memore di Giannina:
"Datemi frutta, e tanta:" -
e il grembiule dispiega,
e la moneta getta.
"No, siediti con noi,
onora il nostro pasto,"
rispondono ghignando:
"La festa è appena incominciata,
la notte è ancora giovane,
tiepida e imperlata,
vigile e stellata:
frutta come questa
non si può trasportare:
metà del colorito se ne andrebbe,
metà della rugiada,
e metà del profumo svanirebbe.
Siedi con noi e goditi la festa,
riposati, su, resta." -
"Grazie" Lizzie dice: "Ma una c'è
che aspetta a casa me;
perciò, senza preamboli,
se voi non mi vendete i vostri frutti,
che pure sono tanti,
ridatemi lo spicciolo d'argento
che vi ho dato a compenso." -
Non più festosi, garruli
o sornioni,
incerti si grattavano la testa
bofonchiando e ringhiando,
visibilmente contrariati.
Fu chiamata Orgogliosa,
rozza, altera, smorfiosa,
con toni furibondi
e sguardi assatanati.
E con la coda a staffiro
la spingono, la urtano,
con le unghie ad artiglio
la graffiano, abbaiano,
miagolano, sibilano,
la insultano,
le stracciano la veste,
le sporcano le calze,
le torcono i capelli,
le saltano sui piedi,
le afferrano le mani, e i frutti strizzano
contro la bocca per farglieli succhiare.

Lizzie rimase lì candida e d'oro
come un giglio nella piena,
come una pietra dall'azzurra vena
che la marea percuote; -
Come un foro solitario
in un mare incandescente
manda in cielo un raggio d'oro,
come un albero d'arancio
bianco di teneri fiori,
che l'ape e la vespa assaltano,
come un'alta città, regale e vergine,
sormontata da duomi e guglie d'oro,
cinta d'assedio da una flotta avida
di ammainare il suo stendardo.

Si può condurre un mulo ad un ruscello,
ma in venti non si riesce a farlo bere.
Benchè i folletti implorino,
lo preghino, lo attacchino,
la picchino e s'attacchino,
la graffino e la macchino
di nero color notte
con calci, spinte e botte,
risa e sberleffi,
Lizzie non fiata e le labbra non apre, che per sbaglio
non le infilino in bocca una manciata.
...